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La sindrome da rientro.

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Riprendere i ritmi normali dopo il periodo di riposo delle vacanze natalizie non sarà semplice.
Questo malessere emotivo non è affatto immaginario, ma reale.
La sindrome esiste ed è caratteristica di tutti i rientri all’attività lavorativa e alla routine. In più ha l’aggravante  che le feste che lasciamo, hanno aspetti peculiari dal punto di vista emotivo: è l’inizio del nuovo anno ed è la festa della condivisione emotiva e della famiglia. Questo periodo si caratterizza per un malessere che coinvolge molte persone, anche perché si affronta un nuovo anno, che può rappresentare una sfida da vincere o un ostacolo che ci può sovrastare. 
La sintomatologia comunemente può essere caratterizzata da senso di stanchezza, difficoltà di concentrazione, mal di testa, sensazione di stordimento, confusione e non presenza, come vivere all’interno di una bolla, attivazione neurofisiologica con tachicardia, ipersudorazione, dolori muscolari (come dopo un intenso allenamento in palestra) oltre che sintomi a maggior connotazione affettiva come perdita di entusiasmo, irritabilità, rimuginio e chiusura relazionale. 
Per alcune persone la vacanza significa annullare l’inerzia dell’abitudine, quella che ci porta a fare tante cose in modo automatico, senza che siano veramente frutto di una scelta, potremmo dire quasi in modo schizofrenico ci troviamo immersi in un’operatività che è una specie di trance agonistica: sempre di corsa, intossicati da mail e continui impegni, anche la vita extra lavorativa può essere assorbita da questo vortice e diventare una sequenza di eventi e impegni da mantenere faticosamente.  Quindi il problema è che si mettono in discussione quelle abitudini che non sono il consolidamento di comportamenti adattivi, come dovrebbero essere le abitudini appunto, ma il frutto di una vita forse troppo freneticamente all’inseguimento di aspettative e ritmi più subiti che voluti. Esistono poi caratteristiche individuali che rendono alcuni soggetti più sensibili di altri a questa sindrome. Le persone che vivono di regolarità, di routine, che non amano le novità, si sentiranno bene nel tornare ai vecchi ritmi e abitudini, che sono il rifugio da ansia e insicurezza. Sono i tipi che potremmo definire dei diesel, si trovano bene alla velocità di crociera, anzi a volte si sentono in colpa per essersi allontanati da doveri e responsabilità. 
Le persone invece meno organizzate, ambiziose, competitive, tendono a risentirne maggiormente. Questi sono motori da corsa, vivono di sprint, non di costanza e fanno fatica a tornare al concetto di abitudine. 
Il malessere che può colpire alla fine delle vacanze è un passaggio fisiologico che se ne va in pochi giorni. Il nostro organismo è infatti progettato con la straordinaria capacità di adattarsi al cambiamento, anche se talvolta qualcosa va storto e ne deriva un disagio, tecnicamente la sindrome da adattamento. Ma con qualche utile suggerimento è possibile rendere il rientro alla vita di tutti i giorni in modo meno traumatico possibile.  
Il modo migliore per affrontare questa sindrome è quello di pensare che sia un’occasione per ristrutturare alcune abitudini, ripensare ad alcune modalità, scegliere strategie e direzioni magari leggermente diverse, per sentirsi più padroni del proprio tempo e della propria rotta. Inoltre, dedicare un po’ di tempo a pensare prima di agire può essere un buon modo per rientrare di slancio, non buttarsi subito a evadere mail o nell’operatività della gestione della casa e delle faccende arretrate, ma progettare il percorso verso la meta, è inoltre necessario riprendere con gradualità. E non cercate di dilatare il tempo inzeppandolo di cose da fare e affastellando l’agenda di impegni: meglio porsi obiettivi raggiungibili