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Le aree cerebrali responsabili delle parole

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Individuate le aree cerebrali responsabili della produzione e della comprensione del linguaggio. A scoprirle sono stati gli scienziati italiani della Scuola IMT Alti Studi di Lucca e dell'Università di Pisa,

 Alessandra Cecilia Rampinini ,Giacomo Handjaras ,Andrea Leo ,Luca Cecchetti ,Emiliano Ricciardi ,Giovanna Marotta e Pietro Pietrini .

Secondo la loro ricerca l'area di Broca e l'area di Wernicke lavorerebbero insieme per permettere alle persone di comunicare efficacemente con gli altri.

 

Nel corso della ricerca gli studiosi hanno verificato le funzioni svolte dall’area di Broca - una piccola regione situata nella parte anteriore del cervello, che gestisce l'espressione di suoni, parole, frasi e pensieri – e dell'area di Wernicke - una piccola area della corteccia situata più o meno all'altezza dell'orecchio, coinvolta nella comprensione del linguaggio. Nello specifico, gli autori hanno chiesto a 15 volontari sani di madrelingua italiana e destrimani, di ascoltare i suoni delle vocali della lingua italiana, di riprodurli ad alta voce o solo d’immaginare di riprodurli. Durante l’esperimento, i ricercatori ne hanno osservato l’attività cerebraletramite la risonanza magnetica funzionale. Hanno così scoperto che in tutte e tre le condizioni, le due regioni corticali dialogavano attivamente tra di loro. 

Secondo gli esperti, i risultati dello studio suggeriscono che le due aree cerebrali responsabili dell'ascolto e della produzione delle parole costituiscono unità complesse, che sono a loro volta suddivise in piccole sub-regioni. In particolare, l'area di Broca non servirebbe soltanto per parlare: conterrebbe, infatti, anche una piccola zona incaricata di ascoltare ciò che si dice e quello che dicono gli altri.  Allo stesso modo, l'area di Wernicke non si limiterebbe ad ascoltare e a comprendere le altre persone: una piccola parte presente al suo interno interverrebbe anche quando si parla. Gli autori ritengono che proprio grazie a questa pluralità di funzioni intercambiabili e parallele, esistono ampi margini di recupero delle funzioni perdute. La scoperta, concludono gli esperti, non migliora soltanto la comprensione di come funziona il cervello umano, ma potrebbe anche favorire lo sviluppo di nuove strategie riabilitative rivolte ai pazienti che hanno perso le capacità linguistiche a causa di  accidenti vascolari o di altra natura.

 

 

 Scientific Reports