Magazine

I Disturbi dello Spettro Autistico

autism

Indispensabile è definire il profilo unico di ogni persona affetta da Disturbi dello Spettro Autistico. Le profonde differenze che contraddistinguono ogni singolo caso necessitano di un inquadramento diagnostico preciso, al fine di improntare correttamente un intervento individualizzato.

La prima regola è che ogni bambino è diverso dagli altri. I modelli che hanno cercato di affrontare il problema proponendo una “ricetta” unica per tutti i soggetti si sono invariabilmente dimostrati inefficaci. Il processo di valutazione è quindi un mezzo fondamentale per ottenere un profilo individuale del soggetto, capace di fornire i punti di forza e i punti deboli delle diverse aree.

La valutazione dei bambini con disordine pervasivo dello sviluppo è difficile a causa dell’estrema variabilità del disturbo cognitivo-comportamentale, della necessità di adeguare l’osservazione all’età di sviluppo, di integrare fonti di informazione multiple e della necessità di valutare il bambino in contesti diversi. A tale scopo è necessario combinare informazioni ottenute tramite osservazioni dirette da parte dell’esaminatore in situazioni diverse con informazioni ottenute dai genitori e da chi si occupa della persona affetta da autismo nella sua quotidianità.
L’iter della diagnosi da disturbi dello spettro autistico, inoltre, differisce a seconda dell’età.

Nel 90% dei casi, le prime anomalie vengono riscontrate entro i primi 24 mesi di vita. Le preoccupazioni più comuni riguardano il ritardo del linguaggio, il ritardo dell’udito, o anche il caso di bambini troppo buoni o, al contrario, troppo irritabili. Nei primi tre anni, inoltre, si possono verificare fenomeni di regressione – il bambino progredisce normalmente nell’acquisizione di capacità, per poi perderle bruscamente – di ritardo – il bambino non acquisisce importanti capacità nei tempi di sviluppo normali – o di stagnazione dello sviluppo – il bambino acquisisce determinate capacità, ma manca poi di nuovi sviluppi e abilità

Un aspetto molto importante della diagnosi dell’autismo è quello legato al comportamento adattivo. Quest’ultimo, infatti, è correlato all’età cronologica ed è definitivo dalle aspettative socialmente definite e fa riferimento non a competenze astratte (quello che il bambino è in grado di fare), ma alle prestazioni effettive (quello che il bambino effettivamente fa). L’esempio classico è quello legato all’intelligenza. Molti soggetti affetti da autismo mostrano livelli di intelligenza superiori alla media e spesso posseggono abilità eccezionali. Tuttavia, il divario che queste persone hanno tra una situazione – anche di test – strutturata e la capacità di gestire autonomamente la propria persona nella quotidianità è spesso enorme. In definitiva, per comportamento adattivo si intende il modo in

cui un bambino è in grado di utilizzare attualmente le proprie potenzialità nei compiti della quotidianità. La valutazione ottenuta deve fornire un quadro del funzionamento effettivo del soggetto nelle situazioni di vita reale nel contesto famigliare e negli altri contesti significativi della vita del soggetto. Il riferimento alle tappe dello sviluppo tipico rappresenta la cornice in cui inquadrare le anomalie qualitative e quantitative dello sviluppo dei soggetti con autismo.

Tra i comportamenti tipici dell’autismo – o delle sindromi dello sviluppo – troviamo la riduzione del repertorio di interessi, l’alterazione dell’interazione, una grave alterazione nell’uso di comportamenti non verbali (sguardo), l’incapacità a formare relazioni con i coetanei o a condividere interessi. Ancora, la mancanza di reciprocità, l’eccessiva indipendenza, lo scarso contatto oculare. Solitamente si dice che il bambino affetto da autismo sembra vivere in un suo mondo, sembra escludere gli avvenimenti esterni.

Il percorso della diagnosi prevede la segnalazione, la diagnosi, il trattamento. Quanto più precoce è la diagnosi, tanto più efficace è la cura. Oggi è assodato che una condotta riabilitativa impostata precocemente può migliorare le condizioni del soggetto e che l’intervento psicoeducativo di tipo globale è quello che può dare i risultati più soddisfacenti. Una diagnosi precoce si basa sulle carenze e atipicità nello sviluppo delle tappe cognitive, emozionali e linguistiche dei primi anni di vita e sui sintomi comportamentali caratteristici dell’autismo. I segnali sospetti riguardano la specificità degli stadi di sviluppo, ossia cose che dovrebbero essere acquisite o che invece non sono presenti, soprattutto il linguaggio e la comunicazione non verbale ma anche le tappe di sviluppo emotivo.