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1 bambino italiano su 100 ha un disturbo dello spettro autistico

Circa un bambino italiano su 100 ha un disturbo dello spettro autistico. È il dato definitivo sulla prevalenza dei disturbi dello spettro autistico da Asdeu (Autism spectrum disorder in European Union), progetto europeo biennale finanziato dalla Commissione europea, i cui risultati sono stati presentati al convegno Erickson “Autismi, benessere e sostenibilità” a Rimini (4-5 maggio).

Obiettivo del progetto era fare il punto sull’autismo in Europa, sotto diversi punti di vista. Sono 14 gli Stati interessati dal progetto e per molti si è trattato della prima esperienza di studio epidemiologico dei disturbi dello spettro autistico. In Italia è stato coinvolto l’Irccs Stella Maris guidato da Filippo Muratori e Antono Narzisi che hanno eseguito l’indagine su oltre 10 mila bambini di età compresa tra 7 e 9 anni nell’area metropolitana di Pisa e provincia per stimare quanti avessero una diagnosi di autismo e individuare quelli senza diagnosi ma con un profilo comportamentale che poteva essere suggestivo di autismo. In un secondo momento il progetto Asdeu ha coinvolto anche l’Istituto superiore di Sanità con uno studio promosso e finanziato dal ministero della Salute dal titolo “Osservatorio nazionale per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico” che ha coinvolto le aree di Lecco-Monza-Brianza, Roma e Palermo.

Il focus del convegno Erickson – il cui obiettivo è porre l’attenzione sui progressi scientifici, proporre nuovi modelli di intervento e strumenti operativi per fare il punto sulla situazione dei disturbi dello spettro autistico - è su benessere e sostenibilità della persona con sindrome dello spettro autistico, delle famiglie e di interventi e trattamenti. “Uno dei temi chiave è la diagnosi precoce – spiega Sofia Cramerotti del coordinamento scientifico del Centro studi Erickson – e quindi l’individuazione dei sintomi per un intervento precoce”. Su questo tema è in programma un workshop rivolto a insegnanti ed educatori sulla fascia di età nido e scuola dell’infanzia. Sono tre i filoni che si sono affrontati nella due giorni riminese: l’area culturale e sociale, quella educativa e didattica, e la clinica.

Uno dei temi  riguarda l’inclusione scolastica e lavorativa delle persone con sindrome dello spettro autistico. “Bisogna lavorare nella prospettiva dell’inclusione, adattando i contesti scolastici ed educativi non solo dal punto di vista della didattica ma anche dell’ambiente – continua Cramerotti – Le persone con sindrome dello spettro autistico hanno peculiarità sulla stimolazione sensoriale (uditiva, visiva e di ambiente) che, spesso, rende gli ambienti scolastici poco friendly”. Sempre in ambito scolatico ed educativo, si parlerà di bullismo, “un fenomeno che spesso colpisce i ragazzi e le ragazze con la sindrome di Asperger che non hanno una disabilità evidente ma possono avere comportamenti bizzarri o sopra le righe che li rendono oggetto di atti di bullismo – aggiunge – Da questo punto di vista, l’educazione al rispetto dell’altro e programmi che coinvolgano l’intera scuola rappresentano importanti strumenti di prevenzione”.

Altri due aspetti sono l’uso di un linguaggio corretto e falsi miti e fake news. Nel primo caso, al convegno si sottolineerà l’importanza di utilizzare parole corrette come “sindrome dello spettro autistico” o “persone che si trovano nello spettro autistico” o ancora “persone con neurodiversità”. Stefano Vicari, primario di neuropsichiatria infantile all’Ospedale Bambin Gesù di Roma ha discusso  di fake news legate all’autismo dai vaccini al rapporto madre-figlio nei primi mesi di vita fino alle situazioni familiari.